A

Arón ha-Kodesh
“Armadio sacro”. È l’armadio posto sulla parete orientale della sinagoga, volta verso Gerusalemme; è chiamato anche Arca Santa. Vi sono custoditi i rotoli della Torah, rivestiti dei loro ornamenti.
Atarah o Kéter
È la corona in argento, raramente in legno, usata come ornamento per il Sèfer Torah. Simboleggia la regalità della legge divina. Le atarot (plurale di atarah) più antiche risalgono al XVII secolo. In Piemonte sono maggiormente diffusi esemplari in argento sbalzato e cesellato che recano sull’anello di base, o altrove, iscrizioni dedicatorie o versetti biblici; spesso sono fregiati di immagini tratte dalla simbologia religiosa ebraica.

B

Bar/Bat-Mitzwah
“Figlio del precetto”. L’osservanza delle leggi ebraiche diventa obbligatoria per il maschio che ha raggiunto la maggiore età a tredici anni. Da questo momento in poi egli conterà nel minian, il quorum degli uomini adulti, necessario per la recitazione pubblica delle preghiere. Con lo stesso nome si designa la cerimonia solenne con la quale il giovane viene chiamato per la prima volta alla lettura della Torah. Il suo equivalente femminile è bat-mitzwah. Questa cerimonia si celebra a dodici anni e ha acquistato una certa solennità solo nelle ultime generazioni.
Bessamim
“Profumi”. Spezie profumate usate per la cerimonia della Havdalah con la quale si celebra il passaggio dal Sabato o dal giorno festivo al giorno feriale. Secondo un’antica tradizione, l’anima sabbatica lascia il corpo alla fine del Sabato: la sua mancanza è dolorosa al punto da poter provocare un mancamento che le erbe odorose debbono impedire o almeno alleviare. I porta bessamim di più largo uso hanno forma di torre o di campanile gotico, talvolta di ispirazione orientaleggiante, sono realizzati in argento gettato o sbalzato, più spesso filigranato.
Bet ha-Keneset
“Sinagoga”. Luogo di riunione, studio e preghiera, il termine deriva dal greco synagogé, “luogo per l’assemblea”. Vi si conservano i rotoli manoscritti della Torah nell’Arón ha-Kodesh.
Bet ha-Mikdash
Il Santuario che si trovava a Gerusalemme, centro spirituale del popolo ebraico. Fatto erigere dal re Salomone (circa nel 1000 a.e.v.) venne distrutto una prima volta dai Babilonesi nel 586 a.e.v., poi ricostruito e quindi nuovamente distrutto dai Romani nel 70 e.v.

C

Challah
È il pane del Sabato e delle feste, viene coperto con una tovaglietta prima di recitare la benedizione. Due pani, a forma di treccia, sono presenti a ogni pasto festivo per ricordare la doppia porzione di manna che cadeva il venerdì e alla vigilia delle feste nel deserto.
Chanukkah
Festa di Chanukkah (Festa delle Luci), in memoria della riconsacrazione dell’altare profanato del Tempio di Gerusalemme dopo la vittoria dei Maccabei su Antioco IV di Siria nel 164 a.e.v. Nel Tempio fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote; secondo la tradizione, per la preparazione di olio puro (è considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni. In quella occasione l’olio del Tempio, sufficiente per un solo giorno, miracolosamente durò tutti gli otto giorni necessari per ottenere il nuovo olio purificato. Nell’anno solare la festa si celebra tra la fine di novembre e la fine di dicembre, dura otto giorni durante i quali si accendono progressivamente le otto luci della lampada (chanukkiah).
Chanukkiah
Lampada con otto bracci più lo shammash, il servitore, che non deve essere uguale agli altri ma in posizione più alta o più bassa e comunque fuori allineamento. Si accende durante la festa di Chanukkah.

H

Haggadah
“Narrazione”. Si chiama così il testo antologico, composto di brani di letteratura biblica e post-biblica, composizioni poetiche, salmi e rituali di preghiera, che si legge durante il Sèder, la cerimonia pasquale che si svolge in una gioiosa atmosfera familiare e che è centrata sulla cena tradizionale. Il testo viene stampato con commenti, traduzioni e illustrazioni artistiche.
Havdalah
“Distinzione”, “separazione”. Si chiama così la breve cerimonia con la quale, allo spuntare delle stelle, si indica il termine del Sabato e delle festività.

K

Kabbalah
“Tradizione ricevuta”. Designa un insieme di dottrine mistiche e teosofiche, basate su audaci interpretazioni di alcuni capitoli della Bibbia, che sarebbero state tramandate dai tempi più antichi, e hanno avuto particolare sviluppo in epoca medievale, a partire dalla Francia meridionale e dalla Spagna. L’approccio alla filosofia mistica della Kabbalah richiede un’adeguata preparazione ed è quindi appannaggio di pochi studiosi.
Kasher
“Idoneo”. Il termine si riferisce a tutto ciò che corrisponde alle norme di vita ebraica come stabilite dalla tradizione. In particolare si riferisce alla preparazione degli alimenti e delle bevande per i quali vigono norme molto rigorose. È nota anche la pronuncia ashkenazita: kosher.
Ketubah
È il contratto matrimoniale scritto in lingua aramaica con caratteri ebraici che viene consegnato dallo sposo alla sposa il giorno del matrimonio e in seguito custodito dalla famiglia della moglie. La ketubah stabilisce la responsabilità del marito e garantisce alla moglie il mantenimento grazie ai beni del marito in caso di morte di quest’ultimo o un compenso pecuniario in caso di divorzio.
Kiddush
Letteralmente “santificazione”, “benedizione del vino”. È la cerimonia durante la quale si recitano preghiere e benedizioni su un calice di vino per santificare il Sabato e le feste. L’idea che sta alla base della recitazione del kiddush è che si deve differenziare il tempo sacro da quello profano proclamando la sua santità.
Kippah
Piccolo copricapo rotondo che gli ebrei usano portare per non presentarsi mai a testa nuda al cospetto del Signore, in segno di rispetto. Per questo motivo gli ebrei pregano solo a capo coperto.
Kippur
“Espiazione”. Yom Kippur è la giornata solenne di digiuno e di preghiera, al termine dei dieci giorni penitenziali autunnali iniziati con la ricorrenza di Capodanno, per l’espiazione dei peccati individuali e collettivi. È vietato mangiare o bere qualsiasi cibo o bevanda dalla sera al tramonto fino allo spuntare delle stelle del giorno successivo.
Kotel
Muro Occidentale dell’antico Santuario di Gerusalemme, erroneamente indicato come Muro del Pianto. È il luogo più sacro dell’ebraismo, dove gli ebrei si raccolgono in meditazione e preghiera e nelle cui fessure infilano dei foglietti con intenzioni e preghiere. Il muro costituisce oggi tutto quel che rimane del luogo dove sorgevano il Primo e il Secondo Tempio, quest’ultimo distrutto definitivamente dai Romani nel 70 e.v.

M

Maghen David
“Scudo di Davide”. Si chiama così la stella a sei punte, o esagramma, formata da due triangoli sovrapposti, nota anche come “Stella di Davide”. È diventata il simbolo dell’ebraismo e dello Stato d’Israele.
Mappah
“Fascia”. Sfilati i terminali, tolta la corona, la piastra e il mantello, il Sèfer Torah appare stretto da una fascia. La mappah, di lino, seta o velluto, spesso è ricamata. Sfasciato dalla mappah, il Sèfer Torah viene aperto ed elevato per esporre alla comunità il testo e iniziarne la pubblica lettura. Si chiama così anche una tovaglietta che si usa sia per tenere coperta la scrittura della Torah durante i momenti di pausa della lettura rituale sia per coprire il pulpito dove si poggia il rotolo della Torah.
Matzah
“Azzima” (pl. matzot). Pane schiacciato non lievitato e senza sale che viene consumato dagli ebrei durante i giorni di Pesach quando sono vietati tutti i cibi lievitati. La matzah è anche definita il “pane dell’afflizione”, cioè il pane mangiato dai poveri e dagli schiavi. Esso vuole ricordare la schiavitù degli ebrei in Egitto e il modo precipitoso del loro esodo, durante il quale il pane, che avevano preparato, non ebbe il tempo di lievitare.
Meghillah
Letteralmente “rotolo”. È il nome usato per i cinque libri degli Agiografi (Ruth, Cantico dei Cantici, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester) perché vengono letti da rotoli separati scritti dagli scribi. La meghillah non ha la stessa sacralità del Sèfer Torah e proprio per questo, durante il Medioevo, era spesso illustrata.
Meil
“Manto”. È il tessuto con cui si coprono i rotoli della Torah. Può essere di velluto o di broccato, ricamato a fili d’oro e d’argento, decorato con raffigurazioni floreali (più antiche) o di ispirazione araldica (a cominciare dal XVII secolo). Nelle sinagoghe ashkenazite, sul mantello spesso si può vedere una scritta dedicatoria con il nome del donatore e la data. Nella tradizione sefardita, e soprattutto nordafricana, si usa al suo posto un grande astuccio in legno, detto tik.
Menorah
Lampada a sette bracci che nell’antichità veniva accesa all’interno del Tempio di Gerusalemme con combustione di olio consacrato. È descritta nella Torah, appartiene agli arredi del Tempio, come si può osservare dal rilievo dell’Arco di Tito a Roma. È l’emblema tradizionale dell’ebraismo e dello stato di Israele.
Mezuzah
Astuccio contenente una pergamena, preparata da uno scriba, sulla quale sono scritti due paragrafi dello Shemah (Deuteronomio 6, 4-9; 11, 13-21), una delle principali preghiere dell’ebraismo. La mezuzah viene fissata sullo stipite destro della porta di entrata della casa, lievemente in diagonale, la parte superiore rivolta verso l’interno, per consacrare la casa e indicare che è sotto la protezione di Dio. La mezuzah è l’adempimento letterale del comandamento di scrivere le parole di Dio sugli “stipiti delle porte delle vostre case” (Deuteronomio 6, 9). Non è un portafortuna.
Mikveh
Letteralmente “raccolta”, intesa come una raccolta di acqua. Nell’uso corrente mikveh sta ad indicare la vasca per l’immersione rituale. La parola mikveh si incontra per la prima volta in Genesi 1, 10: “Dio chiamò terra l’asciutto e chiamò mari la raccolta delle acque”.
Milah o Brit Milah
“Circoncisione” o “Patto della circoncisione”. È obbligatorio per ogni ebreo circoncidere i propri figli maschi all’ottavo giorno dalla nascita. Si tratta di un adempimento di tale importanza che può essere eseguito persino di Sabato. È il momento in cui al neonato viene imposto il nome. Il padrino si siede su una particolare poltrona ‒ detta anche “trono del profeta Elia” perché secondo la tradizione il profeta è sempre presente ad ogni milah ‒ con in braccio il neonato a cui viene praticata la circoncisione dal mohel (“circoncisore”).
Mitzvah
“Norma comandata”. Le mitzvot (plurale di mitzvah) sono i 613 precetti che gli ebrei sono tenuti ad osservare.

N

Ner tamìd
È il lume perenne, appeso in sinagoga davanti all’Arón ha-Kodesh contenente il Sèfer Torah. In passato era alimentato con olio d’oliva in rispetto e adempimento di quanto prescritto dalla Bibbia (Esodo 27, 20-21). Oggi comunemente è trasformato in lampada elettrica. Rievoca simbolicamente la funzione dell’antico candelabro a sette bracci (menorah) che ardeva perennemente nel Tempio di Gerusalemme, ragione per cui in origine era collocato in una nicchia nel muro occidentale della sinagoga, nella stessa posizione in cui si trovava la menorah nel Tempio.

P

Parokhet
Tenda ornamentale posta davanti all’Arón ha-Kodesh, generalmente realizzata in tessuto pregiato ricamato. Ricorda la tenda decorativa del Santuario di Gerusalemme che nascondeva il Santo dei Santi, al cui interno si trovava l’Arca dell’Alleanza, separandola dal Tempio. La mappah e il parokhet sono fra i lavori di arte tradizionale ebraica forse più tipici in quanto, a differenza dell’argenteria, per la maggior parte eseguita su commissione da artisti non ebrei, le opere di ricamo erano fatte dalle donne ebree che ricamandole ricordavano, in onore del Signore e della Sua Legge, una persona o un episodio della storia della comunità.
Pesach
“Pasqua ebraica”. Una delle tre feste di pellegrinaggio che ricorre in primavera, in ricordo dell’uscita degli ebrei dall’Egitto e della liberazione dalla schiavitù. Per tale festa, che dura sette giorni (otto giorni per gli ebrei della diaspora) è prescritto di astenersi dal possesso e dal cibo di qualsiasi sostanza lievitata. Il pane comune viene sostituito dal pane azzimo (matzah). Le prime due sere viene celebrato il Sèder, la cena rituale, in cui si legge la Haggadah che narra la storia dell’uscita degli ebrei dall’Egitto.
Purim
“Sorti”. È il nome della festa stabilita in ricordo di una minacciata persecuzione degli ebrei sotto l’impero persiano, poi sventata grazie al provvido intervento della regina Ester. È una ricorrenza gioiosa nella quale è prescritto di scambiarsi regali, di fare offerte ai poveri e si usa mascherarsi. In sinagoga viene letta la megillah di Ester.

R

Rimmón
Letteralmente “melograno” (pl. rimmonim), in questa accezione terminale o puntale. È un ornamento per il Sèfer Torah di cui costituisce la parte finale; viene inserito in punta alle aste che sorreggono il rotolo stesso. Può assumere, a seconda del luogo di provenienza, svariate forme, spesso ispirate al frutto del melograno, da cui la denominazione “rimmón”. In generale ha forma architettonica, riproducendo nel disegno coni sfarzosamente ornati o edifici fantasiosi a più piani. Spesso ci sono campanelline appese mediante catenelle.
Rosh ha-Shanah
“Capodanno ebraico”. Si festeggia in autunno (settembre-ottobre), all’inizio del mese di Tishrì. La celebrazione di Rosh ha-Shanah è contraddistinta dal suono dello shofar, il corno di montone. La ricorrenza commemora sia la creazione del mondo, sia il giorno in cui viene emesso il giudizio su ogni creatura.

S

Sèder
“Ordine”. Si riferisce all’ordine dei riti e della cena per la sera pasquale, nella quale si succedono narrazioni e commenti sull’uscita degli ebrei dall’Egitto e sui valori della liberazione, corredati con benedizioni, preghiere, salmi e canti speciali.
Sèfer Torah
“Libro della Legge”. Si denomina così il rotolo di pergamena contenente i primi cinque libri della Bibbia, o Pentateuco (Torah). Deve essere scritto a mano da uno scriba ebreo, maschio e adulto, su pergamena tratta da un animale kasher, usando un inchiostro speciale applicato con una penna d’oca seguendo le regole ortografiche dei masoreti. Viene conservato nell’Arón ha-Kodesh, avvolto in un manto (meil), che nella tradizione sefardita può essere sostituito da un astuccio di legno (tik), ed è sormontato da una corona (atarah o kéter), che simboleggia la regalità della legge divina e dai pinnacoli (rimmonim).
Shabbat
Letteralmente “smettere”. È il Sabato, la più frequente e la più importante delle ricorrenze ebraiche, che ricorda il settimo giorno della Creazione nel quale il Signore si riposò. Il comandamento di osservare e ricordare il Sabato è espressamente richiamato nella Torah, che più volte presenta il Sabato come segno eterno del patto tra il Signore e il popolo d’Israele. In questo giorno l’ebreo sospende ogni abituale attività e consacra la giornata al Signore. Lo Shabbat inizia al tramonto del venerdì sera e termina la sera del giorno successivo all’apparire delle prime stelle.
Shadday
Letteralmente “Onnipotente”. È un nome divino, non un attributo, con il quale viene chiamato Dio in alcuni passi biblici. L’oggetto è un ornamento che può essere collocato accanto al letto, in auto o ovunque, per ricordare Dio. Spesso è internamente cavo per accogliere una piccola pergamena con versetti biblici.
Shavuot
“Settimane”. Una delle tre feste di pellegrinaggio che ricorre 50 giorni (“Pentecoste”) dopo il primo giorno della Pasqua ebraica. Celebra il dono divino della Torah, la promulgazione dei dieci Comandamenti, ed è la festa del raccolto dei cereali.
Shemah
“Ascolta”. È la più conosciuta preghiera ebraica che comincia con le parole “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo”. Recitata al mattino, alla sera e prima di coricarsi questa preghiera si compone di tre passi della Torah.
Shoah
Letteralmente “tempesta devastante”. Termine usato nella Torah (ad esempio in Isaia 47, 11) col quale si suole indicare lo sterminio del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale.  È preferito rispetto al vocabolo “olocausto” in quanto non richiama, come quest’ultimo, l’idea di un sacrificio inevitabile.
Shofar
È l’antico strumento di corno di montone svuotato, in ricordo del montone che fu sacrificato da Abramo al posto del figlio Isacco. Viene suonato con cento sonate nella liturgia di Rosh ha-Shanah, con sonate in numero inferiore al termine del digiuno di espiazione di Kippur e in momenti in cui si richiede al popolo ebraico un particolare raccoglimento. In Israele viene utilizzato anche per avvenimenti solenni della vita civile.
Sukkot
“Capanne”. Una delle tre feste di pellegrinaggio. Durante la festa di Sukkot (festa delle Capanne) gli ebrei trasferiscono la loro abitazione dalla propria casa in una sukkah (singolare di sukkot), una capanna improvvisata col soffitto fatto di rami o di una vegetazione tanto sottile da lasciar intravedere il cielo. La sukkah ricorda la capanna in cui il popolo ebraico trovò rifugio mentre vagava nel deserto durante l’Esodo. Dio li protesse dagli elementi e ricordando ciò gli ebrei prendono consapevolezza che non sono i mattoni o la malta della casa ad offrire protezione, ma Dio stesso. Per la celebrazione della festa si usano i rami di quattro piante: la palma (lulav), il cedro (etrog), il mirto (hadas) e il salice (aravah), agitati insieme in direzione dei quattro punti cardinali e dall’alto in basso, con accompagnamento di inni e di salmi, per ringraziare Dio quale Divinità dispensatrice di tutti i beni.

T

Tallit
“Mantello”, nella pronuncia ebraico-italiana si dice talled. È lo scialle di forma quadrata o rettangolare ai cui angoli sono apposte quattro frange (tzitzit) e viene indossato dagli uomini nella preghiera mattutina e in particolari occasioni solenni. È solitamente di lana, di seta o di cotone, con strisce azzurre, nere o viola per ricordare il filo azzurro che era parte, un tempo, delle frange. La tradizione di indossare il tallit risale al comando biblico: “Che si facciano delle frange agli angoli delle loro vesti... che si possano ricordare tutti i precetti del Signore ed eseguirli”.
Talmud
Imponente opera rabbinica che comprende la Mishnah e la Ghemarah. Redatto nel primo Medioevo, è costituito da due redazioni, una babilonese e l’altra palestinese (o di Gerusalemme). Nei suoi contenuti, si alternano, mescolate tra loro, le parti normative e quelle di carattere omiletico. È materia di profondo studio nelle scuole superiori rabbiniche. Quale oggetto di irragionevole odio da parte dei suoi detrattori, fu più volte condannato al rogo.
Tas
“Piastra”. È un medaglione ornamentale in argento che viene appeso ai puntali del Sèfer Torah mediante una catenella. È formato dalla piastra e talvolta anche dalla placca.
Tefillin
“Filatteri”. Sono due astucci di cuoio che gli uomini legano con apposite cinghiette, pure di cuoio, l’uno sulla fronte e l’altro sul braccio sinistro durante la preghiera del mattino dei giorni feriali. In entrambe le scatolette sono contenute piccole pergamene su cui sono scritti alcuni versetti della Torah che ne prescrivono l’impiego.
Tevah o Bimah
“Piattaforma”, “pulpito”. È la tribuna da cui si legge la Torah. Insieme all’Arón ha-Kodesh costituisce il principale elemento costitutivo della sinagoga. Tevah è il termine usato dagli ebrei sefarditi mentre gli ebrei ashkenaziti usano la parola bimah.
Torah
“Insegnamento”, “Legge”. Si designa specificamente con questo nome il Pentateuco, costituito dai primi cinque libri della Bibbia. La tradizione ha definito questi libri come Torah scritta, per distinguerla dalla Torah orale, che comprende le tradizioni e i commenti applicativi dei Maestri. Con il tempo anche la Torah orale è stata posta per iscritto, dando luogo al testo della Mishnah. I cinque libri che compongono il Pentateuco sono Bereshit (Genesi), Shemot (Esodo), Vaykrà (Levitico), Bamidbar (Numeri), Devarim (Deuteronomio).

Y

Yad
Letteralmente “mano”. È un puntatore la cui parte terminale è a forma di manina chiusa a pugno con l’indice proteso. Viene utilizzato per tenere il segno durante la lettura ad alta voce del Sèfer Torah, la cui pergamena manoscritta non deve essere toccata con la nuda mano. Sempre fedele a un modello unico, l’oggetto si differenzia nelle scelte decorative che esprimono il gusto dei tempi e luoghi diversi. È per lo più realizzato in argento, ma non è infrequente l’utilizzo di altri materiali quali legno, corno, corallo, avorio.