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2024

Stefano Tonti

Colori accesi

37,50 x 35 x 50 cm

plexiglas, fili colorati cerati

L’opera di Stefano Tonti scompone la chanukkiah in una struttura a doppio asse, dove il plexiglas — autoportante, trasparente, quasi assente — ha il solo compito di sostenere ciò che davvero costituisce la lampada: nove fili cerati colorati. Sono i fili a fare l’opera, il supporto si limita a renderli visibili. È una scelta che ribalta la consueta gerarchia tra struttura e segno: la materia che porta scompare, la materia che arde si espone. Sull’asse verticale i fili emergono in alto come stoppini pronti all’accensione, ciascuno di un colore diverso, restituendo il fronte di una lampada esile e quasi disegnata. Sull’asse orizzontale gli stessi fili si intrecciano alla base assumendo la sagoma della menorah classica, per poi proseguire sotto, sulla superficie, come radici o tracce che si dispiegano nello spazio. È in questo doppio movimento che l’opera trova la sua poetica: la chanukkiah non è un oggetto chiuso ma un nodo, un punto di passaggio fra ciò che è venuto prima e ciò che verrà dopo. I fili sono al tempo stesso stoppino e radice, attesa di luce e memoria di un percorso..

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